martedì 21 febbraio 2017

Recensione: "Lei era il nome" di Marzia Elisabetta Polacco

Pubblicato da AlessiaM alle 22:26:00
Buonasera readers! Oggi vi lasciamo una recensione di un romanzo che discosta  dai nostri soliti generi, ma di uno spessore e profondità che valgono la pena di essere compresi!


Titolo: Lei era il nome
Autrice:  Marzia Elisabetta Polacco
Collana: ANUNNAKI
Genere: Narrativa (romanzo)
Pagine: 208
Prezzo: € 15,00
Pubblicazione: novembre2016
ISBN:978-88-6867-198-3
Editore: Gilgamesh Edizioni

Trama: È l’estate del 1979.
Sancia ha dieci anni. È un’infanzia complicata la sua, alla continua ricerca di affetto e attenzioni, che invece le sono continuamente negate da una madre nevrotica e da un padre assente. Eppure il suo amore incondizionato si trova spesso a fare i conti con una rabbia e un risentimento che non è in grado di gestire da sola. Perché è così che si sente Sancia. Sola. Ma la sua esistenza scorre ormai su binari collaudati: sa come resistere agli sbalzi di umore della madre e come sopportare l’indifferenza del padre. Degli altri non si preoccupa, può benissimo farne a meno. Sarà una vacanza in Puglia a scombinare le carte: nella casa dei nonni paterni, affollata da parenti egoisti e grotteschi, Sancia assisterà allo sgretolamento di quel castello di certezze in cui si è barricata per sopravvivere all’angoscia. Fra segreti origliati e avvenimenti imprevisti, vedrà trasformarsi in realtà molte delle sue ossessioni. È la stessa Sancia a raccontarci di quell’estate, una Sancia ormai adulta, e lo fa con una voce potente, a tratti ironica, ma mai lontana dalla verità dei sentimenti.
Un romanzo di formazione che affida agli occhi dolenti di una bambina la testimonianza delle incoerenze e dell’incomunicabilità che popolano come spettri il mondo degli adulti.



Recensione: "In principio era il nome.
Pitima. Così mi chiamava mia madre. Sparava la pi come se le sue labbra lanciassero la pallina di un flipper. A tutta velocità. Potevo sentire lo schiocco, quando colpiva la prima delle i e vedevo la sua bocca aprirsi in un ghigno beffardo. Poi, quando l’energia che ne aveva sostenuto la traiettoria diminuiva, la pallina rallentava leggermente, atterrando sulla ti della seconda sillaba come il battito d’ali di una falena. Un breve rimbalzo sulla morbidezzadella emme e poi di nuovo giù nella a finale, che si spegneva nelle mie orecchie in un’eco dolorosa."


"Lei era il nome" è un romanzo diverso dal solito: un romanzo di formazione, molto introspettivo, costituito da un flusso di pensieri e parole che si susseguono e rincorrono costantemente,a volte anche crudo nella descrizione della tragicità e serietà di alcuni eventi: l'autrice ha abilmente collocato qua e là significati velati e metafore comprensibili ad un occhio attento. Quello di Sancia (una bambina di dieci anni) con la mamma è un rapporto,che potremmo definire di amore-odio: Sancia farebbe di tutto per non far soffrire sua madre, cerca in tutti i modi di essere una brava figlia; una figlia brava a scuola e che si comporta bene, e nonostante la mamma spesso si comporti male con lei e arrivi a dire, forse anche inconsapevolmente, delle cose che provocano nella figlia sofferenza e che la destabilizzano, Sancia si fa "scivolare" tutto addosso, cercando di proteggere il suo rapporto con la madre, che spesso e volentieri si trova anche a discutere con il marito e il resto della famiglia. E' continuando nella lettura del romanzo, che arriviamo a vivere attraverso gli occhi di questa bambina, fatti, eventi e accadimenti della vita quotidiana di questa strana famiglia caratterizzata da una madre che potremmo definire quasi nevrotica, ed un padre che non c'è mai. Verso la fine del romanzo, i toni della storia assumono delle tinte più oscure e profonde, e davanti agli occhi della piccola Sancia avverrà un evento traumatico ma che lei vive con un certo senso di distacco, immersa nei meandri del suo subconscio.


Ma ci sono dolori che non si sottometteranno al proprio destino: quelli
che fermeranno il tempo, che pietrificheranno l’istante esatto
della perdita, lasciandoci spettatori di una ripetizione infinita.



Nell'ultimo capitolo, il tono della storia cambia completamente. Sancia, ormai diventata adulta, descrive la sua rinascita, la sua forza di perdonare una madre e un padre che forse non sono stati come lei voleva. Perché arriva un momento nella vita, in cui tocchiamo il fondo e a quel punto le cose che possiamo fare sono solo due: o adagiarci su quel fondo, oppure rialzarci, prendere in mano la nostra vita e cercare di migliorarla. Ed è proprio questo probabilmente che l'autrice cercava di trasmettere al lettore: una sorta di speranza, di trasmettere forza, e la possibilità di credere che dalle ceneri si possa rinascere e creare un nuovo futuro.




Oggi ho perdonato. Ho perdonato mia madre, mio padre,
ma soprattutto me stessa. Di tutti gli avrei potuto e poi lo farò.
Di non essermi buttata dalla ringhiera. Di non aver salvato
mia madre.



Spero che questa recensione vi abbia colpito e vi abbia fatto nascere un po di curiosità sul romanzo! Alla prossima!

- Ale



Sull' Autrice: Marzia Elisabetta Polacco nasce a Bari nel 1970. Dopo essersi diplomata come ballerina professionista presso la JohnCrankoSchule di Stoccarda, ha conseguito la laurea con lode in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università La Sapienza di Roma, con una tesi in Filologia Slava. Grazie a una borsa di studio della durata di un anno, vinta presso la stessa università, si trasferisce a Ljubljana, dove porta avanti un progetto di ricerca sul sonetto nella letteratura slovena, incontrando tra gli altri i poeti Milan Jesih e Boris Novak, di cui traduce alcune opere, pubblicate poi su riviste specializzate. Dopo aver ottenuto l’idoneità per il dottorato in Filologia e letterature dell’Europa Orientale, tiene una serie di seminari presso la scuola di specializzazione SDOA di Vietri sul Mare per le studentesse dell’Università del Dubai. Attualmente insegna danza classica e contemporanea a Orvieto, dove vive con il marito e quattro gatti.




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